Un bambino può essere basso e crescere bene.E uno nella media può aver bisogno di un controllo
Con il rientro a scuola tornano orari, attività, visite sportive e routine che durante l’estate si erano un po’ allentate. Ed è spesso proprio in questo periodo che un genitore si accorge che un pantalone è diventato corto, che le scarpe non vanno più bene oppure, al contrario, che il figlio sembra essere cresciuto poco rispetto all’anno precedente.
Ma quando si parla di crescita, il confronto con i compagni di classe può trarre in inganno.
Un bambino può essere più basso degli altri e crescere perfettamente bene. Un altro può avere un’altezza del tutto nella media e, invece, aver rallentato troppo il proprio ritmo di crescita.
La domanda utile, quindi, non è soltanto “quanto è alto?”, ma soprattutto “come sta crescendo nel tempo?”.
Il numero che difficilmente ricordiamo: quanti centimetri in un anno
Peso e altezza vengono normalmente annotati durante i controlli pediatrici. Più difficile, invece, è che un genitore sappia dire quanti centimetri abbia guadagnato il figlio nell’ultimo anno.
Eppure è proprio la velocità di crescita uno degli elementi più interessanti da osservare.
Un recente documento di consenso italiano sulla bassa statura, pubblicato nel gennaio 2026 e realizzato con il coinvolgimento di pediatri ed endocrinologi pediatrici, indica la velocità di crescita tra i parametri fondamentali per individuare precocemente eventuali anomalie.
I ritmi, naturalmente, cambiano con l’età. Nel primo anno di vita la crescita è rapidissima; rallenta progressivamente negli anni successivi e, prima della pubertà, si assesta indicativamente intorno ai 5–6 centimetri all’anno. Con lo scatto puberale può invece accelerare fino a circa 10–12 centimetri all’anno, con importanti differenze individuali.
Sono valori di riferimento, non numeri da utilizzare per fare diagnosi a casa. Servono però a capire perché due misurazioni distanti nel tempo raccontino molto più di una singola altezza presa a settembre.
Essere al 10° percentile non significa crescere “peggio”
I percentili generano facilmente equivoci.
Essere al 10° percentile non significa avere preso un voto peggiore rispetto a chi si trova al 70° o al 90°. Un bambino può essere costituzionalmente piccolo e seguire per anni la propria curva in maniera assolutamente regolare.
La cosa interessante è vedere che strada percorre quella curva.
Anche l’American Academy of Pediatrics, nelle indicazioni aggiornate nel 2026 dedicate proprio alla lettura delle curve di crescita, insiste su questo concetto: il singolo punto ha un valore limitato; è l’andamento nel tempo a fornire le informazioni più utili.
Per esempio, passare progressivamente da percentili più alti a percentili molto più bassi può essere più significativo dell’essere sempre stati tra i bambini meno alti della classe.
La crescita, insomma, è più simile a un film che a una fotografia.
E quanto sono alti mamma e papà?
C’è poi un dato apparentemente banale che durante una valutazione auxologica ha invece un peso concreto: la statura dei genitori.
Il potenziale di crescita di un bambino è infatti legato anche alla familiarità. Per questo il consenso italiano del 2026 raccomanda di leggere insieme tre informazioni: la statura del bambino rispetto ai valori di riferimento, la sua relazione con il target genetico familiare e la velocità con cui sta crescendo.
Questo spiega perché il semplice confronto con i compagni di classe abbia poco valore.
Essere il più basso della classe può essere del tutto fisiologico. Essere invece molto lontani dalla crescita attesa in relazione alla propria famiglia, soprattutto se contemporaneamente la velocità di crescita rallenta, merita una valutazione diversa.
Anche il BMI dei bambini non funziona come quello degli adulti
Lo stesso errore si può commettere con il peso.
Il BMI mette in rapporto peso e altezza, ma in età pediatrica il numero ottenuto non viene letto come quello di un adulto. Deve essere interpretato in relazione all’età e al sesso e inserito nelle specifiche curve di crescita.
Un aumento di peso, quindi, non va giudicato isolatamente né confrontato con quello di fratelli, amici o compagni.
È l’evoluzione complessiva di altezza, peso e sviluppo a fornire al pediatra o allo specialista informazioni realmente utili.
Quando la curva merita uno sguardo più attento
Il nuovo consenso italiano individua alcuni elementi che possono suggerire l’opportunità di approfondire la crescita: una statura inferiore ai valori attesi per età e sesso, una distanza significativa rispetto al potenziale genetico familiare oppure una velocità di crescita ridotta nel tempo.
A questi elementi si aggiunge la valutazione dello sviluppo puberale, che ha tempi molto variabili ma deve comunque essere letto nel contesto della crescita complessiva.
Non significa che dietro una crescita lenta ci sia necessariamente una malattia. Anzi, familiarità e varianti costituzionali rappresentano situazioni frequenti. Il controllo serve proprio a distinguere ciò che rientra nelle caratteristiche individuali da ciò che richiede eventualmente qualche approfondimento.
Una visita auxologica racconta la storia, non misura soltanto l’altezza
Per questo presentarsi dallo specialista con le vecchie misurazioni di altezza e peso può essere molto più utile di quanto si pensi.
Confrontando dati raccolti a distanza di 6–12 mesi è possibile ricostruire la velocità di crescita; vengono poi considerate la statura dei genitori, la storia clinica, l’alimentazione e la fase dello sviluppo puberale. Solo quando gli elementi raccolti lo suggeriscono possono essere indicati ulteriori accertamenti.
Settembre può essere un buon momento per fare il punto sulla crescita dopo l’estate. Non per inseguire il centimetro, il chilo o il percentile perfetto, ma per osservare come altezza, peso e sviluppo stanno cambiando nel tempo.
Al Centro San Giovanni di Brescia l’ambulatorio di Pediatria, Endocrinologia e Auxologia pediatrica segue bambini e ragazzi anche nella valutazione della crescita e dello sviluppo, attraverso visite pediatriche, auxologiche ed endocrinologiche e i periodici bilanci di crescita.
Quando nasce un dubbio sulla statura, sul peso o sul ritmo con cui un bambino sta crescendo, una valutazione specialistica permette di leggere questi dati nel loro insieme e capire se l’andamento è coerente con età, sviluppo e caratteristiche individuali.
